PER COMINCIARE
All’inizio può essere un tarlo. Si, proprio il noioso, vorace insettino che con metodo e costanza divora il legno, intacca da vero democratico tutti i mobili, dai più poveri ai più ricchi, ingrassa, prospera e mette su famiglia nelle travi e nel parquet. Un mucchietto di polvere gialla, un forellino dal bordo bianco sul piano di un tavolo rivelano che lui è lì e che è giunto il momento di agire. da questo momento in poi l’insetto si trasforma in un vero e proprio tarlo mentale; come eliminarlo affinché non divori tutta la casa?
Anche da un piccolo tarlo può nascere una grande passione: la manutenzione e il restauro dei mobili. In tutte le case si trovano il comodino vecchiotto e un po’ triste. il tavolino che dopo tante riverniciature è finito in garage, una gloriosa credenza degli anni Cinquanta spodestata dalla cucina nuova e relegata in soffitta, una sedia ballerina … Proprio da questi cari reperti familiari puoi iniziare il tuo approccio al restauro. In seguito verranno gli acquisti, il passaparola fra appassionati, che sono innumerevoli, il piacere di gironzolare fra i mercatini e di visitare le botteghe degli antiquari. Identificato il mobile sul quale iniziare la tua prima esperienza, localizza lo spazio adatto in cui lavorare senza essere disturbato.
Scegli un locale arieggiato e luminoso, con un bancone, una mensola dove appoggiare con ordine gli attrezzi, dei cavalletti, possibilmente un lavandino con acqua corrente e una presa di corrente cui allacciarti.
Indossa abiti semplici, ampi, con tasche capaci, scarpe comode e non pregiate per non rovinarle a causa degli schizzi. A pensarci bene, è anche molto divertente liberarsi per qualche ora dalla “divisa” da ufficio quotidiana, tornare ragazzini, quando sporcarsi metteva allegria. Con pazienza risolverai i problemi e rimedierai agli errori, acquisirai esperienza e:utto diverrà più semplice.
STRUMENTI UTILI
Le lavorazioni durante il restauro sono molteplici sempre diverse. Per realizzarle agevolmente procurati gli attrezzi anche di seconda mano. Con una passata di lana d’acciaio e petrolio diventano efficienti come quelli nuovi. Alcune riparazioni possono essere effettuate in casa, altre necessitano di un laboratorio o un magazzino spazioso e riscaldato per le fasi dove è indispensabile che la temperatura non sia eccessivamente fredda.
Arnesi Elettrici
Gli utensili elettrici diventano indispensabili se pensi di effettuare opere di restauro importanti. Acquistando infatti una sega circolare, una levigatrice e un seghetto da traforo, accorci notevolmente alcuni tempi di lavorazione. Se devi sostituire l’impiallacciatura di un mobile antico, la levigatrice ti aiuta a levigare il retro del legno fino a ottenere uno spessore molto sottile lasciando intatta la superficie verniciata. La sega circolare con una lama non troppo grossa (Ø 12,5 cm) ti consente di realizzare un taglio fino a 35 mm. Per un legno con uno spessore maggiore capovolgi l’asse e segaIa in corrispondenza dell’altro taglio.
Gli utensili elettrici tuttavia non vengono impiegati nella fase di rifinitura dei mobili antichi. Su questi, infatti, stonerebbero linee dritte o curve perfette.
Le Colle per Restaurare
In commercio si trovano varie colle, ma quella usata per eccellenza dal restauratore è di origine animale. Nei tempi antichi l’odore del prodotto caratterizzava il laboratorio del falegname. Essendo reversibile questo tipo di colla è utilizzato necessariamente per il restauro dei pezzi d’antiquariato. Il collante d’osso si acquista sottoforma di palline ambrate.
Preparazione della colla d’osso
- Poni in un pentolino alcune cucchiaiate di palline poi ricoprile di acqua fredda e lascia riposare per tutta la notte.
- Poco prima dell’utilizzo, cuoci lo collo a bagnomaria (fai bollire in un recipiente abbastanza capiente una sufficiente quantità d’acqua, sistema al centro il pentolino con la colla in modo che si sciolga).
- Se durante la cottura si forma della schiuma, toglila con un cucchiaio. Il composto deve risultare uniforme e sciropposo. Se ti sembra troppo denso aggiungi un po’ d’acqua.
- Stendi velocemente la colla con un pennello ruvido perché raffreddandosi perde l’effetto adesivo.
- Morsetta le parti trattate lasciandole in posizione per almeno 12 ore.
- Puoi rallentare il tempo per l’incollaggio, in particolar modo se stai trattando delle impiallacciature, operando vicino a una fonte di calore.
Consiglio: L’acqua calda è utile anche durante l’incollaggio per togliere la colla che deborda dalle giunture o per rifluidificare il collante se dovesse rapprendersi durante l’utilizzo.
Altri tipi di colla animale sono la Totin (colla forte) e Lapin (colla di coniglio). Si presentano sotto forma di fogli spessi che vanno spezzati con una cesoia prima dell’utilizzo. Si cuociono a bagnomaria e si usano, per la loro delicatezza e purezza, soprattutto per impiallacciature.
Colla a base di urea formaldeide o cascamite
È una colla forte, resistente all’acqua, facile da preparare e stendere. Mescola la polvere con un po’ d’acqua fino a ottenere una crema. Allunga poi con altra acqua. Il tempo d’incollaggio lento(3 ore se, per esempio, lavori in un ambiente a 17OC) ti consente di allineare con cura le parti da assemblare. Esegui l’incollaggio indossando i guanti perché provoca irritazione alla pelle.
Colla a base di resina epossidica
È una colla a due componenti efficacissima, resistente ai colori e alle vibrazioni. Proteggi le manie segui scrupolosamente le istruzioni che accompagnano la confezione.
PVA ( acetato di polivinile ) o colla bianca
È un collante irreversibile, pronto all’uso e applicabile a freddo. Si usa per incollare incastri a tenone e mortasa ecc., quando non è richiesta un’elevata resistenza. Evitane l’uso per il riassetto di tavoli, sedie o in presenza di legni duri.
Bostik (colla al neoprene)
Permette di incollare anche due materiali diversi come legno e metallo. È utile per impiallacciare superfici curve, per saldare la formica sul piano di un tavolo. È diluibile con trielina. Il bostik è uno dei tipi di colla più conosciuti e adatti per incollare il legno.
PULIRE E SVERNICIARE
Prima di iniziare
Una delle prime fasi da seguire quando si restaura un mobile, di certo una delle più importanti, è la sua pulitura. Dobbiamo però capire bene cosasi intende per pulitura. La parola stessa indica pulizia, eliminazione dello sporco che si accumula col tempo, eliminazione di tutte le particelle intrusive che la superficie del legno ha raccolto durante la sua vita.
Inizia con mobili semplici, non eccessivamente rovinati, che abbiano poco valore. Sarai meno preoccupato di commettere qualche inevitabile errore. Con il tempo acquisterai esperienza sensibilità e potrai intraprendere il restauro di pezzi più importanti.
Di fronte a un mobile di famiglia a cui ti lega’.no ricordi e affetti, poniti con attenzione, prudenza e tanta pazienza.
Restaura rispettando il sapiente lavoro dell’artigiano che ha costruito il mobile, l’invecchiamento naturale, la patina lasciata dal tempo.
Non lasciarti tentare dall’uso di colori inadatti o dall’utilizzo di sostanze chimiche irreversibili per l’incollaggio. Non rovinare il legno praticando dei fori falsi ad imitazione del tarlo. È un modo volgare di agire e di intendere il restauro.
L’ebanista di un tempo sceglieva sempre materiali reversibili per dare la possibilità all’artigiano successivo di intervenire senza rovinare il manufatto.
Impara a valutare gli interventi da eseguire: può essere necessario solo una bella lavata con acqua saponata, altre volte invece bisogna togliere la vernice oppure asportare un pesante smalto.
Cerca nei negozi specializzati i prodotti adatti,e, da bravo amatore, impara a prepararne anche alcuni con le tue mani.
Consigli: Dopo aver restaurato e collocato il nostro mobile in casa, spesso ci si limita alla semplice osservazione esteriore dello stato di conservazione. È invece importante controllare anche le parti nascoste per prevenire i danni.
Spolvera regolarmente prima con un piumino e poi con un panno morbido e asciutto perché la polvere, nemica agguerrita, oltre a provocare il distacco delle parti incollate, danneggia anche la finitura della superficie.
Non tentare di ridonare lucentezza al mobile utilizzando prodotti sintetici. Quando noti che i tuoi mobili appaiono spenti, ridona loro brillantezza stendendo sulla superficie della cera. Poni il barattolo su una fonte di calore per ammorbidire la cera quindi stendine con la mano una piccola quantità sulle parti da trattare (il calore della mano facilita la penetrazione del prodotto). Lascia riposare il mobile per un giorno intero. Passa poi alla lucidatura strofinando la superficie prima con una spazzola e successivamente con un panno di lana.
Per trattare le parti nascoste del mobile, come l’interno dei cassetti o i ripiani, realizza un composto fluido. Sciogli a bagnomaria poca cera, versala in un barattolo contenente essenza di trementina e passa alcune mani di questo prodotto. Questa operazione previene, inoltre, la comparsa dei tarli.
Pulire con acqua e sapone
Strumenti occorrenti:
- Acqua distillata
- Acqua saponata
- Bacinella
- Panno-spugna
- Sapone di Marsiglia in scaglie
- Spazzola di saggina
- Spugna naturale
Attenzione: se il pezzo è molto antico, in legno pregiato, con una bella patina, non va trattato né con soda né con decapante.
Per detergere un pezzo d’antiquariato da polvere e sporcizia, sciogli in una bacinella di acqua tiepida, meglio se distillata, una mandata di scaglie di sapone di Marsiglia.
Intingi una spugna naturale. strizzai a e lava delicatamente il legno.
Passa la spugna sul legno senza fare un’eccessiva pressione.
Tampona velocemente con un panno-spugna per impedire il ristagno dell’acqua.
Per pulire la paglia della sedia, asporta la polvere con una spazzola di saggina poi passa la superficie con acqua saponata. Sciacqua infine con abbondante acqua corrente.
Consiglio
Solitamente quando acquistiamo un vecchio mobile oppure lo recuperiamo da una soffitta o da qualche altra parte questo necessita di un corposo “maquillage”. Se questo ha la struttura intatta e non richiede riparazioni, così come la sua colorazione risulta perfetta e non vi è necessità di metterci mano, è sufficiente una pulizia leggera anche a base di acqua e sapone di Marsiglia. Per una pulizia più approfondita, invece, sempre senza intaccare l’aspetto generale del mobile, è possibile usare delle miscele a base di alcol e polvere di pomice: in un litro di alcol etilico si aggiungono 200 gr. di polvere di pomice e qualche goccia di olio di lino. Si strofina delicatamente a tampone e ciò serve per togliere sostanzialmente lo sporco accumulatosi nel tempo. Così, se vi sono tracce di vecchia cera queste sono eliminabili con una soluzione di essenza di trementina e polvere di pomice.
Accorgimenti per la pulizia
Una regola sempre valida per la pulizia dei vostri mobili è quella di evitare l’uso di qualunque spray e prodotti chimici in genere. Sconsigliato anche l’uso di detersivi solidi in polvere grossa e pagliette e strofinacci con superfici troppo ruvide. Cosa non trascurabile, è importante anche il movimento di pulizia: per quanto possibile, dovrebbe essere parallelo alle venature del legno.
Sverniciare con la soda
Pulire il mobile significa togliere vernici chimiche, smalti colorati e riportarlo alla liscia e naturale superficie del legno originario. Se il mobile è in abete ed è stato verniciato con smalto colorato intervieni con sverniciatori a base di soda, ma se è di quercia, castagno, noce e ciliegio . questo trattamento è sconsigliabile perché scurisce eccessivamente la superficie del legno.
Strumenti occorrenti:
- Bisturi
- Paglietta 0000
- Paglietta di ferro 00
- Panni vari in cotone
- Pennellessa
- Pennello duro
- Raschietti
- Spatole
- Spugna
- Sverniciatore a base di soda ( reperibile nei colorifici )
Poni le scaglie di soda caustica sul fondo di un recipiente di plastica, indossa una mascherina protettiva e versa lentamente acqua molto calda. Appoggia il mobile su due cavalletti e con una spazzola da stoviglie stendi il composto appena preparato. Mantieni la pasta umida nebulizzandola spesso con dell’acqua.
Per accelerare il trattamento ricopri la parte trattata con pellicola trasparente.
Dopo circa due ore inizia a raschiare delicatamente con una spatolina le parti sodate. Noterai che il composto porterà con sé anche lo smalto indesiderato. Durante questa operazione fai attenzione a non graffiare il legno perché, essendo molto abrasivo, il trattamento indebolisce e rende fragile la venatura.
Dopo aver tolto completamente la soda, lava abbondantemente:on acqua corrente e passa la superficie con una spazzola di saggina.
Per catalizzare l’azione della soda, esegui delle accurate spugnature con aceto.
Consiglio:
Esegui l’operazione all’aperto in un luogo ben aerato e ombroso. Sodando, spesso le colle animali cedono e il mobile tende ad aprirsi. Prima di continuare il restauro poni il mobile ad asciugare all’aria in un luogo ombreggiato. Dopo la completa asciugatura, il mobile si presenta ispido e con le fibre so/levate. Liscialo con l’ausilio di carta vetrata a grana media (120).
Sverniciatore a base di soda
Questo trattamento è molto corrosivo, quindi, prima Idi iniziare l’operazione, riparati la pelle con abiti a manica lunga, guanti, stivali di gomma e occhiali muniti di protezione laterale. Se malauguratamente sei venuto a contatto con la soda, sciacquati immediatamente con acqua e tampona la pelle con aceto. La soda corrode le parti metalliche dei mobili: per evitare di rovinarle, preoccupati preventivamente di smontarle. Sodando, spesso le colle animali cedono e il mobile tende ad aprirsi. Prima di continuare il restauro poni il mobile ad asciugare all’aria, curandoti che il luogo sia ombreggiato.
Sverniciare con la soda caustica
La soda è uno degli alcali più potenti, ed è altamente corrosiva. Usala solo in caso di estrema necessità. Si usa sui mobili veramente disastrati e solo quando ogni altro mezzo provato non ha portato a nessun risultato. Metodo frequentemente usato in passato, oggi è una pratica sconsigliata se non su mobili di scarso valore in quanto può procurare irrimediabili e gravi danni al legno.
Strumenti occorrenti:
- ½ kg di fiocchi di patata
- Acido acetico
- Bacinella
- Forbici
- Manico di scopa
- Soda caustica
- Spago
- Spazzola di saggina
- Stracci
I trattamento con la soda caustica pura è molto più corrosivo e pericoloso del precedente. Occorre quindi riporre maggiore attenzione, anche nel procurarsi il materiale occorrente.
Per stendere il prodotto realizza un tampone legando degli stracci all’estremità di un manico di scopa. Nessun tipo di pennello sopporterebbe l’azione corrosiva della soda.
Versa la soda (1 kg di soda per 5 I di acqua) in acqua calda a 40 °C.
Gira il liquido con un bastone. Se vuoi addensare il prodotto in modo che non scivoli, aggiungi mezzo chilo di fiocchi di patata. Tieni sempre a portata di mano acqua corrente e una spazzola di saggina.
Applica il prodotto un po’ per volta. Dopo aver asportato il prodotto, catalizza subito con acqua e aceto o acido acetico. Lascia asciugare perfettamente.
I rischi che si corrono
Come si è già sottolineato, sarebbe bene evitare di usare la soda caustica come prodotto sverniciante. I motivi per cui questo metodo obsoleto è sconsigliabile sono essenzialmente due: l’azione della soda caustica è efficace, ma altamente aggressiva e come prima conseguenza sfibra il legno; inoltre, è necessario usare molta acqua per fermare il suo carattere corrosivo e questo contribuisce a rovinare ulteriormente il mobile. l Inoltre le soda caustica sbianca considerevolmente il legno, e pertanto , se stiamo trattando pezzi di un qualche pregio, il restauro sarà immancabilmente rovinato.
Sverniciare con decapante – ( difficoltà 6 su 10 )
È uno sverniciatore chimico leggermente meno aggressivo e pericoloso del precedente. Rispetta maggiormente il materiale da trattare e non rovina Ia patina sottostante. E urticante, ma basta risciacquarsi con acqua corrente. Sulla confezione è sempre spiegato come comportarsi nel caso in cui psi venga a contatto con il gel. All’interno del barattolo psi può formare un gas che a contatto dell’aria fa schizzare il prodotto. Quando lo apri abbi cura di porre sul coperchio un panno e solleva delicatamente il tappo.
Strumenti occorrenti
- · Acquaragia
- · Decapante
- · Paglietta di ferro 00
- · Panni vari in cotone
- · Pennello
- · Segatura
- · Spatola
Stendi il liquido con il pennello.
Dopo circa 15 minuti noterai che lo smalto inizia a gonfiarsi e screpolarsi. Con una spatolina prova a sollevarlo e controlla se si intravede il legno nudo.
Per facilitare l’asportazione della poltiglia, spargi sul prodotto della segatura. Se gli strati di smalto fossero molti, devi ripetere l’asportazione e attendere alcune ore prima di togliere il decapante. .
Dopo aver asportato la poltiglia con la spatola, passa il legno anche con paglietta a grana grossa (00).
Per fermare l’azione del prodotto passa un panno imbevuto di acquaragia o alcol. Il legno appare levigato, liscio al tatto e con il poro ben chiuso. Fa risparmiare lunghe levigature con carta vetrata permettendoti di passare immediatamente ai passaggi successivi.
Consigli
Si consiglia di operare a piccole zone per non sciupare inutilmente il prodotto, che si essicca facilmente. Appena riscontrate che la paglietta di acciaio stia per saturarsi, sostituitela. Ricordate di asportare completamente ogni traccia di sverniciatore passando, alla fine, con uno straccio umido di alcol su tutta la superficie.
Consigli: Eliminare la muffa
Per eliminare la presenza di muffe all’interno o dietro il mobile passa energicamente con una spazzola sufficientemente dura. Se la muffa invece appare II anche su un piano verniciato, passa la superficie con un panno imbevuto con essenza di trementina.
Altri metodi di pulizia
Riscaldatore elettrico
Per se la vernice di un mobile con molte mani di smalto, puoi utilizzare il phon ad altissima temperatura. È necessario agire molto velocemente perché basta stazionare troppo su un punto per bruciare letteralmente il legno. Dopo questo trattamento leviga il mobile con carta vetrata fine e quindi lavaIo con alcol a 95°.
Sbiancatura con ammoniaca
L’ammoniaca è un gas incolore che si prepara industrialmente per II sintesi diretta di azoto e idrogeno con catalizzatore di ferro a 380-450 °C. È usata come materia prima per I la preparazione di fertilizzanti, solventi, esplosivi,’I materie plastiche. Viene impiegata anche come refrigerante e come solvente ionizzante non acquoso.
È possibile imbattersi in mobili rustici ricoperti di un colore nerastro solcato da screpolature. Gradevoli nelle forme, questi manufatti sono oggi improponibili per l’aspetto tetro. Questa tinta artigianale, conosciuta come “biacca” e realizzata con ingredienti atti a resistere nel tempo, è inattaccabile anche all’azione dello sverniciatore. Si rende quindi necessario il lavaggio con ammoniaca.
1. Indossa maschera con filtro, guanti e occhiali. Porta il mobile all’aperto per disperdere velocemente i vapori prodotti dal gas.
2. Immergi dei fogli di giornale in una soluzione preparata con acqua e 1/6 di ammoniaca e appoggiali ben bagnati sulle parti da trattare. Dopo pochi minuti la biacca inizia a cedere.
3. Bagna un batuffolo di paglietta 000 nell’ammoniaca e passa la superficie eseguendo dei movimenti circolari.
4. Asporta la poltiglia che si forma con uno straccio. Cambia spesso la paglietta per non trasportare in giro la vernice oleosa.
5. Alla fine lava minuziosamente il mobile con ac qua corrente e tampona con stracci assorbenti per togliere dalle fibre ogni traccia di ammoniaca.
6. Lascia asciugare il mobile almeno per una settimana in un luogo ben arieggiato.
Consiglio
Nei negozi di utensileria trovi molti tipi di levigatrici per legno. La tentazione di acquistarne una per accelerare i tempi del restauro sarà grande. Ricorda però che la levigatrice elettrica nel restauro va usata pochissimo e solo, eventualmente, sulle parti nascoste di minor pregio (guide per i cassetti).
Sbiancatura con candeggina
Talvolta, anche dopo una sverniciatura con decapante, il legno, specialmente l’abete, può appari I re macchiato e non omogeneo. Per sbiancarlo usa la candeggina.
1. Indossa guanti e abiti da lavoro. Lavora in un ambiente ben ventilato perché le esalazioni del prodotto sono molto irritanti.
2. Prepara una soluzione con acqua e candeggina al 30% e tampona la superficie con una spugna nel senso della venatura. Effettua passaggi lunghi e regolari.
3. Lascia agire per qualche ora, sciacqua con ac I qua corrente e spazzola fino a quando non avvertirai l’effetto viscido della candeggina.
4. Catalizza infine con alcol etilico o acido ossalico. Su macchie particolarmente scure versane I alcune gocce direttamente sul legno.
Sbiancatura con varechina bi componente
È un prodotto molto potente. Applica il primo componente e lascialo penetrare. Stendi anche il secondo: il legno si schiarirà. Neutralizza seguendo le istruzioni.
TRATTAMENTO ANTITARLO
Nel momento in cui si attua il trattamento antitarlo potranno essere presenti nel mobile sia larve in attività sia uova contro cui il veleno ha scarso effetto e per questo motivo il trattamento va ripetuto due volte l’anno eh per colpire il maggior numero di larve attive. Le stagioni preferibili per eseguire il trattamento sono la primavera e l’autunno perché è in questi periodi che le farfalle escono dal mobile e si trovano in prossimità dell’uscita. L’anno successivo il mobile va controllato per verificare eventuali segni di attività.
Strumenti occorrenti
- · Foglio di plastica
- · Maschera con filtro
- · Nastro gommato
- · Pennello
- · Siringa
Metodo n. 1
1. Se i buchi sono pochi, è sufficiente iniettare con una siringa il prodotto velenoso.
2. Chiudete la cavità con della cera-stucco.
Metodo n. 2
1. Se il danno è esteso, recati all’aperto, indossa guanti di gomma e maschera con filtro, procedi ad un’abbondante spennellatura di antitarlo.
2. Impacchetta il mobile con fogli di grossa plastica sigillati ermeticamente con nastro gommato in modo da formare una camera a gas. Per una sicura disinfestazione lascia agire il prodotto per una decina di giorni.
Consiglio
Quando iniettiamo il prodotto antitarlo con la siringa è importante che l’ago penetri il più possibile nel foro in modo da poter riempire in profondità la galleria. Quando il liquido esce fuori asciughiamo e aspettiamo qualche istante prima di ricominciare. Infine possiamo chiudere il foro con lo stucco alla cera. Per far penetrare in profondità la cera-stucco nel foro del tarlo, scaldiamo la punta di uno spillo su un fornelletto e appoggiamola rovente sullo stucco. Il calore fonde la cera che scende nell’intera cavità.
GLI STUCCHI
Se il tuo mobile presenta solo piccole fessurazioni o buchi di tarlo, puoi stuccare senza ricorrere a lavori di falegnameria o smontaggio. Il rimedio è da utilizzare solo in presenza di piccoli difetti, infatti se riempi di stucco un grosso buco o una larga fessurazione, in poco tempo il movimento naturale del legno rigetterà dal foro il prodotto. Prepara sul tavolo tutti gli attrezzi per stendere lo stucco: palette flessibili con manico di legno, raschietti di metallo di varie misure, rotolo di carta adesiva da carrozziere, carte vetrate di vario potere abrasivo (da 100 a 120), blocchetto di legno per avvolgere la carta vetrata, stucchi.
Dosa lo stucco in base alla superficie da trattare, evitando di metterne troppo perché altrimenti dovrai levigare l’eccesso. Durante l’asciugatura il colore schiarisce, ma riprenderà la tinta scelta durante la finitura. Perché il lavoro sia ben eseguito, la superficie dovrà presentarsi al tatto senza scalinature tra legno e stucco.
Stick di cera a stucco
Le cere a stucco si presentano come piccoli bastoncini di svariati colori e sono adatti per otturare facilmente i buchi di tarlo o generalmente i piccoli fori.
Gommalacca
Prima di procedere allo stuccaggio, passa la gommalacca perché:
È un ottimo turapori, preferibile a quello chimico.
Protegge la superficie nuda dallo stucco che può Iasciare macchie e rendere il legno refrattario agli interventi successivi.
Fa risaltare il colore naturale del legno e facilita la scelta del colore dello stucco.
Prendi confidenza con questa vernice per evitare errori nelle fasi successive dove è consigliabile non sbagliare. Questa prima stesura infatti, viene carteggiata e quindi scompare. La soluzione standard di 1:4 (1 etto di gommalacca e 4 decilitri di alcol a 99°) può essere diluita a seconda della necessità con l’aggiunta di alcol.
1. Taglia un pezzettino di cera-stucco con una palettina di ferro.
2. Ammorbidiscila, scaldandola nel pugno della mano (se il prodotto è di buona qualità l’operazione è veloce).
3. Forma con le dita delle piccole palline.
4. Inseriscile nei fori e premi.
5. Elimina con la paletta flessibile il prodotto in eccedenza e leviga subito con la paglietta fine.
6. II risultato è immediato perché la cera-stucco non si ritrae. II trattamento può essere eseguito anche su mobili già finiti e lucidati.
L’uso dello stucco a cera va limitato nelle zone del mobile non soggette a urti perché questi stucchi non assumono mai la durezza propria degli altri stucchi. È inoltre uno stucco ideale per i mobili che andranno rifiniti a cera perché si uniformeranno al mobile in modo perfetto.
LO STUCCO FRANCESE
Nei negozi di ferramenta o nei colorifici è reperibile lo stucco già pronto e di facile utilizzo chiamato “stucco francese”. Le tinte variano dal bianco al noce. Si dimostra efficace per sanare quei piccoli danni che possiamo creare ai mobili. Un caso tipico è la riparazione di un foro praticato in un armadio per guarnirlo di un gancio. Quando vogliamo rimuoverlo, nel legno rimarrà un antiestetico foro. Con questo stucco potremo intervenire in modo da ripristinare la superficie e quindi riportare il pezzo al suo aspetto originario.
Strumenti occorrenti
Bisturi
Blocchetto di legno
Carta vetrata 120
Carta vetrata 160
Riga in ferro
Spatolina
Stucco francese
Terre colorate
1. Versiamo una piccola quantità di stucco già pronto. Deve essere leggermente più scuro rispetto alla superficie da trattare.
2. Se il colore dello stucco non è esatto, puoi modificarlo con l’aggiunta delle terre.
3. Prima di iniziare l’operazione accertati che la superficie sia priva di polvere altrimenti il tuo lavoro ha breve durata. Se riscontri residui di restauri precedenti, toglili senza esitare con un bisturi e riesegui da capo il riempimento.
4. Stendi lo stucco sulla parte da riparare con una spatolina, posizionando una riga di ferro in modo da formare perfettamente lo spigola. Lascia passare tre ore e asporta lo stucco in eccedenza con l’ausilio della carta vetrata.
5. Per non sfibrare e graffiare il legno, utilizza carta vetrata di grana media (120) avvolta su un blocchetto di legno. Esegui il trattamento con movimenti decisi, ma delicati. Dopo questa prima levigatura spolvera e noterai che lo stucco, asciugando, sarà calato. Con una seconda stuccatura riempi i vuoti. Carteggia nuovamente con carta vetrata a grana più sottile (160).

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